Capriccio o bisogno: perché il bambino rimanda sempre la nanna
Ancora un bacio, ancora un po' d'acqua, un'altra storia: capire perché il bambino rimanda la nanna aiuta a rispondere bene, non solo a cedere per stanchezza.

Il problema quasi mai è la manipolazione: se le richieste ripetute al momento della nanna — "un'altra storia", "ancora un bacio", "ho sete", "lascia la porta un po' aperta" — si esauriscono in pochi giorni o diventano un rituale di quaranta minuti dipende quasi sempre dal modo in cui i genitori rispondono, sera dopo sera, non da un tentativo del bambino di ottenere qualcosa con l'inganno.
Perché il bambino non lo fa "apposta"
Tra 1 e 3 anni molti bambini attraversano una fase di ansia da separazione piuttosto intensa, che secondo il Manuale MSD per professionisti compare in genere verso i 6 mesi e raggiunge il picco tra i 18 e i 24 mesi, pur potendo proseguire più a lungo nei bambini più piccoli. Andare a dormire chiede al bambino di fare, da solo, proprio la cosa che quell'ansia rende più difficile: separarsi da chi si prende cura di lui, al buio, per ore intere. Chiedere "un'altra cosa" è spesso il modo più efficace che il bambino ha per rimandare quel momento, non un tentativo calcolato di ottenere un vantaggio.
Lo psicoterapeuta Giovanni Aricò lo dice senza mezzi termini: "i bambini non fanno fatica ad addormentarsi per farci un dispetto, ma perché stanno vivendo una loro difficoltà". Anche la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), nella sua guida per genitori sul sonno da 1 a 3 anni, osserva che spesso "il bambino si convince di non poter dormire per proprio conto" — ed è proprio questa convinzione, non un piano deliberato, a spingerlo a cercare ogni pretesto per tenere il genitore ancora un minuto in più nella stanza.
Il motivo per cui il rituale non si esaurisce da solo
Qui entra in gioco un meccanismo ben noto in psicologia comportamentale: il rinforzo intermittente. Se una richiesta extra viene accolta a volte e rifiutata altre volte, il bambino impara — nello stesso modo in cui chiunque impara da una ricompensa imprevedibile — che insistere, prima o poi, ripaga. Questo tipo di rinforzo instabile è uno dei meccanismi più efficaci per mantenere vivo un comportamento nel tempo, più efficace di una ricompensa costante o di un rifiuto sempre uguale: è la ragione per cui un "va bene, ma solo stasera" concesso ogni tanto tiene in piedi il rituale molto più a lungo di un no costante.
Il secondo fattore che allunga i tempi è la stanchezza accumulata nella giornata. Un bambino con sonno arretrato spesso fatica di più, non di meno, a lasciarsi andare — un sistema nervoso già sovraccarico si placa con più difficoltà proprio quando ne avrebbe più bisogno, e questo può trasformare pochi minuti di richieste in una vera e propria escalation serale.
Cosa funziona davvero, secondo pediatri e psicologi
La SIPPS raccomanda di costruire un rituale breve e sempre identico, deciso insieme al bambino in anticipo — quale pigiama indossare, quale canzoncina cantare — così che sappia cosa aspettarsi invece di doverlo negoziare ogni sera da zero. Avvisarlo con un certo anticipo che la nanna sta per arrivare, invece di annunciarla all'ultimo minuto, riduce la sensazione di essere colto di sorpresa che spesso scatena le prime richieste. La stessa guida consiglia di mettere il bambino nel lettino ancora sveglio, non già addormentato in braccio, perché impari ad addormentarsi da solo fin dall'inizio della notte.
Anticipare le richieste più prevedibili chiude molte porte prima che si aprano: un bicchiere d'acqua già sul comodino, un abbraccio in più incluso nel rituale invece che concesso come premio per averlo chiesto, una luce notturna già accesa. Decidere in anticipo quante richieste extra verranno accolte (spesso zero, a volte una) e mantenere la stessa linea ogni sera pesa più di qualunque tecnica isolata: è la coerenza, non la severità, a disinnescare il rinforzo intermittente descritto sopra.
Aricò suggerisce anche di provare la sequenza durante il giorno, come un gioco, prima di applicarla di sera — un bambino che l'ha già "provata" in un momento sereno la riconosce meglio quando arriva davvero l'ora di dormire. Rispondere alle richieste in modo calmo e poco coinvolgente, invece che con una conversazione nuova ogni volta, evita che il rituale infinito diventi anche un modo efficace per ottenere attenzione extra.
Se il rifiuto di dormire resta marcato per settimane nonostante un rituale coerente, o si accompagna a pianto molto intenso, paure specifiche o risvegli frequenti con difficoltà a ricalmarsi, vale la pena parlarne con il pediatra di famiglia: aiuta a escludere altre cause e a costruire, se serve, una strategia su misura per quel bambino.
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