Riflesso di Moro nel neonato: simmetrico o asimmetrico?
Il riflesso di Moro fa sussultare le braccia del neonato e spaventa i genitori, ma è normale: ecco perché succede e quando parlarne con il pediatra.

Il vostro bambino getta le braccia all'indietro e scoppia a piangere ogni volta che lo appoggiate nella culla, sente un rumore improvviso o si sente "cadere" anche solo per un attimo? Vi state chiedendo se sia normale o un segnale da non ignorare? La risposta breve è che si tratta quasi sempre del riflesso di Moro, uno dei riflessi neonatali più studiati e meglio documentati che esistano — tanto che i pediatri lo controllano di routine durante la prima visita proprio perché la sua presenza è un buon segno, non un allarme.
Cosa fraintendono spesso i genitori
L'errore più comune è leggere ogni scatto improvviso delle braccia come dolore, uno spavento "anomalo" o addirittura una crisi convulsiva. In realtà il riflesso di Moro segue una sequenza precisa e riconoscibile: le braccia si aprono di scatto verso l'esterno con le dita distese a ventaglio, spesso si estendono anche le gambe, il bambino piange o trattiene il fiato per un istante, e poi le braccia tornano verso il centro del corpo quasi ad abbracciarsi. Prende il nome dal pediatra austriaco Ernst Moro, che lo descrisse per la prima volta nel 1918, e da allora resta uno dei riflessi arcaici più osservati nella prima infanzia.
Il secondo fraintendimento è pensare che il riflesso compaia solo durante le visite mediche. In realtà si attiva di continuo nella vita di tutti i giorni: mentre si spoglia il bambino per cambiargli il pannolino, quando lo si sposta dalle braccia alla culla, o semplicemente per un rumore in un'altra stanza. Questo lo rende molto più frequente — e quindi più visibile — di quanto ci si aspetterebbe, il che spiega perché possa sembrare più allarmante di quanto sia in realtà.
Perché succede
Il riflesso di Moro non è appreso: è cablato nel sistema nervoso già prima della nascita. Secondo la letteratura pediatrica italiana, compare già nella vita fetale, intorno alla trentaduesima settimana di gestazione, ed è quindi presente fin dal primo giorno di vita in tutti i neonati a termine. È considerato un riflesso arcaico di origine evolutiva: insieme al riflesso di prensione palmare, si ipotizza che derivi da un comportamento di aggrappamento ereditato dai nostri antenati primati, utile a restare attaccati a chi li trasportava in caso di perdita improvvisa di sostegno.
Come gli altri riflessi arcaici — la ricerca del capezzolo (rooting) e la suzione, per esempio — il riflesso di Moro è destinato a scomparire gradualmente entro i 4-6 mesi di vita, man mano che il sistema nervoso centrale matura e prende il controllo dei movimenti volontari. La sua presenza nei primi mesi non richiede alcun intervento: è anzi un dato rassicurante, perché conferma che il sistema nervoso periferico e il midollo spinale stanno funzionando come previsto a questo stadio dello sviluppo.
Cosa controlla davvero il pediatra
Il riflesso di Moro fa parte dell'esame obiettivo standard del neonato, insieme ad altri riflessi arcaici come rooting e suzione: i Manuali MSD lo descrivono come una risposta in cui, spaventato, "il neonato piange, protende le braccia con le dita allungate in avanti e rannicchia le gambe". Quello che il pediatra osserva non è solo la presenza del riflesso, ma la sua qualità — ed è qui che sta la differenza che conta davvero.
Nella maggior parte dei casi la risposta è simmetrica: entrambe le braccia si muovono nello stesso momento, con la stessa ampiezza. Una risposta asimmetrica — un braccio che si muove chiaramente meno dell'altro, o resta fermo — è invece uno dei pochi pattern che i pediatri segnalano come da valutare, perché può essere legata, per esempio, a un problema ai nervi o a un trauma da parto sul lato interessato. Anche un riflesso completamente assente fin dalla nascita, o al contrario così vigoroso da non riuscire a placarsi, rientra tra i pattern che vale la pena far osservare da un professionista.
Nessuno di questi casi è qualcosa da autodiagnosticare confrontando descrizioni trovate online: sono esattamente il tipo di dettaglio che una visita pediatrica dal vivo è pensata per valutare, osservando il bambino nel suo insieme — come cresce, si alimenta, si muove — e non un singolo riflesso isolato.
Domande frequenti
Il riflesso di Moro fa male al bambino? No, non è associato a dolore: può spaventare o far piangere il bambino per il sussulto improvviso, ma il movimento in sé non è doloroso.
Si può fare qualcosa per "prevenirlo"? Non è né necessario né possibile prevenirlo, perché è un riflesso involontario e fisiologico. La fasciatura (swaddling) può contenere il movimento delle braccia e aiutare alcuni bambini a dormire più tranquilli, ma non elimina il riflesso, che continua ad attivarsi.
La prossima volta che il riflesso di Moro si attiva, provate a osservarlo con un minimo di distacco: guardate se le braccia si muovono insieme, con la stessa ampiezza, su entrambi i lati. Se nei prossimi giorni notate un'asimmetria evidente, un riflesso che vi sembra assente fin dall'inizio, o qualcosa che vi lascia semplicemente perplessi, consultate il pediatra e chiedete di verificarlo alla prossima visita — è esattamente il tipo di osservazione che rende utili questi controlli, e non esiste un dubbio troppo piccolo da portare in ambulatorio.
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